16 aprile 2017

The Sarcophagus - Beyond This World's Illusion


Tra le più longeve realtà black metal turche, I The Sarcophagus prendono vita nel lontano 1996 fondati da Burak Sümer che attualmente si occupa di chitarra e synth. La band esordì nel 1997 con il demo “Pagan Storm”, seguito nel 2003 dall’EP “Infernal Hordes of the Ancient Times”.

Ma è il 2009 l’anno della loro consacrazione: con l’ingresso tra le loro file di Niklas Kvarforth alla voce e Ozan Yıldırım al basso (quest’ultimo tutt’ora presente), i The Sarcophagus firmano con la Osmose Prodcution, per cui uscirà l’EP “Hate Cult” e finalmente, il primo full-lenght “Towards the Eternal Chaos”. Niklas abbandona i nostri dopo due anni a favore di Mørkbeast (Todestriebe), e ad otto anni di distanza vede la luce l’ultima loro fatica, “Beyond This World's Illusion” sotto Satanath Records.
L’artwork, a cura del talentuosissimo Paolo Girardi, riprende perfettamente le atmosfere presenti nel CD, catapultando il “futuro” ascoltatore in un mondo brutale e violento.
Il full si apre con “Reign Of Chaos” che non lascia spazio a preamboli od intro proponendo immediatamente blast-beat, riff taglienti e lo scream rauco di Mørkbeast (che non fa rimpiangere la voce sporca di Kvarforth) a metter subito le carte in tavola e mostrare le potenzialità tecniche del gruppo. Si prosegue con “Ain Sof” dalle atmosfere più melodiche, cupe ed evocative quasi da rituale, mentre con “Dymadiel” torniamo ai ritmi più “raw” e feroci. Si va avanti così, alternando ferocia a metà tra raw e black/death a melodie “arabeggianti” e ritualistiche, creando una sensazione di omogeneità e similarità, non essendoci gran differenza tra una canzone e l’altra.
Ci troviamo davanti ad un disco ben mixato, dai suoni puliti e strumenti e voce ben amalgamati tra loro, senza rivaleggiare o sovrapporsi. Con “Beyond This World's Illusion” i nostri proseguono la scelta stilistica di abbandonare la tastiera già presentata nel precedente lavoro “Towards the Eternal Chaos”, passando da un black sinfonico e simil - primi Dimmu Borgir a favore di un sapiente mix di melodic black, atmosfere ritualistiche a tratti orientaleggianti e riff feroci.
Un disco che non aggiunge niente di nuovo nel vasto panorama black metal, ma che si lascia ascoltare con piacere.

Rate: 75/100

Alessia

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