10 febbraio 2018

Slabber - Colostrum (Planet Underground)

Slabber! Non sto neanche a spiegarvi cosa significa questo termine di slang americano, per oggi questo sarà sinonimo di Heavy Metal direttamente da Milano: la band sputa musica nelle nostre orecchie e lo fa potentemente dal 2015 quando Alessandro detto "il Bot" Bottin, Marco "Gastrico" Poliani, Francesco "il Fra" Valerio e Marco "Mcfin" Maffina iniziarono a tradurre le loro idee in suono.

Nel 2017 è uscito il loro "Colostrum", album di 11 tracce che sorprendono dalla prima all'ultima.
L'intro "Vagito" è, proprio come il titolo suggerisce, la voce di un neonato accompagnata da una chitarra che ricorda molto melodie spagnoleggianti, pochi secondi che ci accompagnano dolcemente al "Riot Day" che proprio come una rivoluzione dal primo brano parte "a bomba" senza preavviso: uno strumentale incalzante dura fino all'entrata della voce che, in contrapposizione con il timbro basso della chitarra, suona squillante ed emerge bene dal corpo musicale della canzone. Tutto sommato, la struttura del pezzo è piuttosto semplice, giri di chitarra ripetitivi nelle strofe e assoli ben costruiti. Ciò che davvero fa la differenza in qusto caso è proprio Alessandro con il suo stile di canto fuori dagli schemi. Un finale ritmato ci conduce alla terza traccia.
"Blood in the Nation" dominata dalla potenza della chitarra e il confronto tra i due tibri di canto di Alessandro e Marco. Un pezzo con il quale non si riesce a tenere la testa ferma: scoprirete che si muove involontariamente a tempo, trascinata dal ritmo. La parte di assolo di chitarra si fa decisamente interessante discostandosi molto (e bene!) dalla ritmica tenuta durante il corpo della canzone. Finale ed intro risolvono allo stesso modo, principiando e concludendo il brano in modo equilibrato.
Una fantastica introduzione di pianoforte sconvolge l'atmosfera creata precedentemente dalla traccia appena conclusa, portandoci alla quarta posizione: "Dust".
Un pezzo ritmicamente più tranquillo che crea un bel contrasto con le tracce dell'album, giocando molto sulle armonizzazioni, l'orchestra e i cori. Una delle tracce migliori (a mio parere).
L'aver momentaneamente abbandonato gli acuti per giocare con le voci di background ha fatto guadagnare molto alla canzone, la parte lasciata alla chitarra non delude rimanendo in liena con la fantasia anche precedentemente dimostrata.
Preparate gli accendini perchè ascoltando "Black Skin" sentirete il bisogno di alzare una fiammella al cielo e lasciarvi trasportare dall'atmosfera creata da piano, organo, archi e la voce melodica e graffiante che ormai firma questi pezzi. 1 minuto e 5 secondi di pura magia in perfetto stile Metal-Ballad.
Si è riportati alla realtà da "Unmoved" che irrompe improvvisamente con batteria e chitarra, tornano velocità e acuti dipingere la scena. La struttura è più varia, componendosi di stop ritmici, piccole parti di "quasi parlato" e cambi di velocità.
Alla settima posizione troviamo "Hybrid", interamente strumentale, vorticoso e un totale divertimento per il batterista (e per chi ascolta, ovviamente!) che giova sugli spostamenti di accento dando un colore diverso dal solito alla traccia. Per la struttura utilizzata, sembra quasi che sia la chitarra a cantare con i suoi assoli.
Ci aviciniamo alla fine dell'album con gli ultimi quattro brani: "Violent Man" occupa l'ottava posizione nella setlist di "Colostrum" ed è perfettamente in linea con gli altri brani, ma in qui possono percepire delle influenze  sonore (non tecniche) al prog, nello specifico ad alcuni concept gli Ayreon, senza però discostarsi troppo dallo strampo e dal genere adottato dalla band sin dal principio.
"Connection to Nowhere" è l'apoteosi della chitarra veloce ed incalzante, la voce torna ad essere molto orientata verso frequenze alte, ma non stroppia essendo anche le chitarre sulla stessa lunghezza d'onda. Sebbene i cori siano tornti ad essere poco presenti (come tipico dell'heavy metal) si nota comunque la presenza di synth che fanno un po' da "tappabuchi" in spazi dove la chitarra riduce la sua attività.
Ci tuffiamo nella penultima traccia un po' al buio.. "Lacking Light" (vi prego, cogliete il gioco di parole) decisamente potente e ancora una volta voce e musica sono perfettamente correlate e ben giostrate anche con l'uso di armonizzazioni e cori. Sebbene il testo non sembri partcolarmente felice, musicalmente parlando, la canzone è molto molto gradevole. La miglior coesione tra i vari strumenti si ha, a mio parere, nel ritornello e durante l'assolo di chitarra che nuovamente non delude le aspettative. Sul finale si sente una citazione dei metallica, non so se voluta o meno, ma le sonorità ricordano molto quella band senza sembrare una copiatura.
Con una potente e anche divertente "Killer Worm" concludiamo l'ascolto di questa pubblicazione targata Slabber: l'introduzione a dir poco esilarante anticipa un'altrettanto movimentato sviluppo.
Difficile spiegare le caratteristiche particolari di questo brano, vi basti sapere che si hanno una fusione di effetti elettronici, chitarre con assoli bellissimi, ritmiche molto varie e veloci e synth e modifiche vocali che rendono il pezzo veramente molto gradevole all'ascolto.
Amabile, a mio avviso, il finale con il ritorno al vagito che aveva dato il via all'album.

Ebbene finisce qua questa breve presentazione di "Colostrum" letteralmente partorito dagli Slabber nel 2017, definitivamente un buon album! Magari non spicca per "contenuti nuovi", ma ha buoni testi e direi che le ottime basi per un futuro nel mondo musicale ci sono tutte. Complimenti!

Rate: 8.5/10

Line Up:
Alessandro Bottin - Vox
Marco Poliani - Vox & backing vocals
Francesco Valerio - Basso
Marco Maffina - Batteria

Setlist:
Vagito
Riot Day(br
Blood In The Nation
Dust
Black Skin
Unmoved
Hybrid
Violent Man
Connection To Nowhere
Lacking Light
Killer Worm

A cura di:
Irene Bargelli 
(Bring Me The Music)




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