6 gennaio 2018

Folkstone - Ossidiana

L’Italia è la patria di band fenomenali, in barba a chi dice che non abbiamo nulla. Lacuna Coil, Rhapsody (Of Fire), Fleshgod Apocalypse e Folkstone, solo per citarne alcune, pochissime. Una band, quest’ultima, entrata nell’immaginario collettivo di tutti, e non soltanto degli adoratori del duro metallo, riuscendo a ricavarsi una fetta di pubblico anche al di fuori di questa scena. La band di Bergamo ha regalato diverse pietre miliari alla musica pesante italiana, e ci presenta in questo 2017 la loro ultima fatica in studio, “Ossidiana”. Volete saperne di più? Buona lettura! 

L’apertura è affidata a “Pelle Nera e Rum”, che ci permettere di ritrovare i classici Folkstone, con una leggera venatura Western, à la Morricone. Canonica e abbastanza sottotono però, soprattutto nella voce, che tende a essere monotona e piatta. “Scintilla” si presenta con delle Influenze orientali, ma il ritornello è identico a quello della precedente traccia. Purtroppo anche questa soffre del difetto della prima, ossia un’atmosfera abbastanza spenta e monotona, anche se si chiude con un bel riff finale. Con “Anna” viene introdotta una voce femminile, quella di Roberta, dopo una bella intro acustica, ma neanche questa terza traccia riesce a scrollarsi di dosso una monotonia che inizia a diventare fastidiosa. Una Intro affidata a un riff molto pesante apre “Psicopatia”, in cui la voce di Lorenzo si fa sentire, ritornando grintosa e graffiante, facendoci avvertire finalmente un po’ di grinta. “Asia” ci riporta alle sonorità “Spaghetti Western”, anche se si parla dell’Asia. Un bel contrasto (forse). La voce è sempre monotona, ma meno in confronto alle tracce iniziali. “Scacco al Re” ci regala delle sonorità simili a quelle dei Dropkick Murphys, grazie a una intro dal forte sapore celtico, che esplode in una sezione punk. Sembra che la band si sia scrollata di dosso la monotonia e la pigrizia, in favore di più energia e grinta, anche nella voce. “Mare Dentro” assume il ruolo di ballad del disco. Dopo una intro acustica la voce si fa finalmente diversa e ricca di interpretazione, regalandoci una canzone molto bella e introspettiva. “E vado via” continua leggermente su questa scia, proponendo però un ritornello abbastanza adrenalinico. La voce di Roberta pare spenta, non riuscendo a lasciare alcun tipo di emozione. Da qui il disco tende ad essere nuovamente ripetitivo e prevedibile, riprendendo le sensazione che comunicano le prime canzoni. “Istantanea”, Supernova”, “Dritto al Petto” e “Sabbia Nera” scorrono via senza riuscire a lasciare qualcosa, senza lasciare il segno. Per fortuna il disco si riprende leggermente con la conclusiva Titletrack, una canzone malinconica nelle atmosfere, ma ripetitiva nella struttura. 

Insomma, “Ossidiana” è un disco purtroppo ripetitivo e monotono, con 3-4 canzoni sole a salvarlo dall’insufficenza. Siamo lontani da “Damnati ad Metalla” e “Il Confine”, ma si spera che questo sia un disco fatto “per contratto”, forse per conservare le energie per un futuro capolavoro. Chi vivrà, vedrà. Ma per ora, un ascolto non indispensabile. 



Tracklist:
01. Pelle Nera e Rum 
02. Scintilla 
03. Anna 
04. Psicopatia 
05. Asia 
06. Scacco al Re 
07. Mare Dentro 
08. E Vado Via 
09. Istantanea 
10. Supernova 
11. Dritto al Petto 
12. Sabbia Nera 
13. Ossidiana


Rate: 6/10

A Cura di:
Antonio Rubino 

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