25 ottobre 2017

Wind Rose - Stonehymn

Wind rose, ovvero Rosa dei venti, è il nome di un gruppo power metal (Dwarven Metal), progetto italiano che affonda le sue radici nella ricca terra toscana, esattamente a Pisa, tra la Torre pendente ed una vastità di natura verdeggiante di periferia. Il loro percorso inizia proprio qui, nel 2009 con il rilascio di una demo l’anno successivo e 3 album in studio. La band, fondata da Claudio Falconcini (chitarra e voce), Federico Meranda (tastiere) e Francesco Cavalieri (voce), si ispira ad un sound che rimanda le ballate vichinghe e norrene e, per impersonarsi in questa tradizione secolare, il loro abbigliamento per le video compilation è costituito da armature con inserti metallici e vesti bluastre e marroni, come a creare un legame tra Terra e Cielo; fondendosi in un unico insieme armonioso e guerrigliero.
Le loro canzoni sono costituite il più delle volte da cori femminili che rendono più epico il suono e le tematiche, basate prettamente su dei concetti pagani, animisti e trascendentali, con un ritmo piacevole ed interessante. In questa recensione andremo ad analizzare il loro ultimo album in studio, ossia “Stonehymn”.

Iniziamo con l’analizzare la copertina. Appena la si vede parte un brivido di freschezza che percorre la mente ed il corpo data la rappresentazione di un paesaggio montano imbiancato di candida e soffice neve, la quale si muove nell’aria grazie ad un vento freddo e glaciale. Al centro del paesaggio sovrasta una sorta di totem (un feticcio divinatorio) raffigurante dei lupi e delle ali di aquila dove poggiano dei resti di cervi e renne i cui cadaveri sono stati precedentemente dilaniati dai due rapaci che dominano il paesaggio sconfinato. Il gelo che ci trasmette è assai persistente, ed il silenzio e la solitudine fanno da padroni attorno a questo panorama nordico.

Le tracce sono complessivamente 9, tra cui spiccano due strumentali, ossia la prima e la sesta (distant battlefield, the animist) della durata di un minuto e mezzo circa l’una. In tute le canzoni la melodia ed il coro portentoso e vivo danno ad ogni singolo brano un alone di epicità medioevale, tale per cui ci si immedesima in un contesto storico antico e misterioso. La chitarra, martellante e copiosa, emula una cavalcata oppure un rimando alla guerra e le tastiere danno un tono di melodica armonia a tratti gregoriana. I cori maschili e femminili, invece, orientano il ritmo degli strumenti fino a creare un insieme omogeneo e solenne.
Inoltre, il ritmo molto ballabile, invoglia la gente a balli folkloristici di gruppo, come se ci si trovasse tutti assieme in un grande salone spartano coi calici di birra in alto a brindare e danzare irrefrenabilmente. Tutte le loro canzoni, infatti, ci catapultano in una realtà anacronistica, dove le donne indossavano lunghe gonne pesanti dai colori neutri e gli uomini avevano lunghe barbe e fisici tozzi e corpulenti. E, nella quinta track, si enfatizza un ritorno alle origini dopo essere transitati attraverso ad un foresta verdeggiante ed incontaminata, assaporando quegli odori permasi dopo secoli e secoli. Quella realtà utopica riporta il nome di Erebor, la montagna solinga citata nei romanzi di John Ronald Reuel Tolkien riguardanti “Il Signore degli Anelli” laddove il misticismo e la fantasia si uniscono armoniosamente, fino a creare un mondo parallelo a quello odierno, inquinato e dettato dall’uomo.

Le melodie e le tematiche sono molto molto azzeccate in quest’album che trasuda mitologia e fantasy da ogni poro. Un album che racchiude dentro sé un lavoro di mesi e mesi, ma che al primo ascolto si può benissimo reputare un album che rispecchia il concetto di fantasy e di medioevale in una maniera virtuosa e piacevole. Un album da 7 tondo tondo, insomma. Lo consiglio vivamente agli amanti del power a sfondo epico ed a tutti color che sono interessati a riscoprire la letteratura nelle canzoni. Veramente buono!



Silvia S.
                                                                                                                                                                          Formazione:

Daniele Visconti (batteria, seconda voce)
Claudio Falconcini (chitarra, seconda voce)
Federico Meranda (tastiera)
Francesco Cavalieri (voce)
Cristiano Bertocchi (basso)

Tracklist:

Distant Battlefield
Dance Of Fire
Under The Stone
To Erebor
The Returning Race
The Animist
The Wolves' Call
Fallent Timbers
The Eyes Of The Mountain

Rate: 7

Recensione a cura di  Silvia S.

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