6 aprile 2017

(Planet Underground) Sound Storm - Vertigo


Recensire un disco symphonic power non è mai lavoro facile. Il symphonic è un genere che ha preso piede piano piano, e dal '95 in poi si è ritagliato una fetta di pubblico sempre più grande. Death, black, thrash, e tanti altri generi che si trovano sotto la cupola nera del Metal hanno introdotto tra le loro note degli elementi orchestrali. E in questo bel genere ci sono un'infinità di band. Solo alcune di esse sono riuscite a emergere, creando centinaia di copycat. Ed è proprio in questa seconda categoria che si piazzano i nostrani Sound Storm. Band torinese, ci presenta il suo terzo lavoro in studio, "Vertigo". Un'intro in chiave elettronica - orchestrale ci introduce al disco, che si apre "definitivamente" con "The Dragonfly", traccia fortemente ispirata dal sympho-power di matrice Kamelot (soprattutto all'inizio traccia, il cantante Fabio Privitera ricorda tanto Karevik), con un piccolo intermezzo recitato prima in latino, poi in italiano. Un coro baritono ci introduce alla terza traccia, "Metamorphosis", che inizia con un blast "sostenuto", con cori subito messi in primo piano. Ma il ritmo power cede il posto a un ritmo più cadenzato, in chiave acustica. Molta enfasi messa sulla parte finale, dove i cori sono più forti che mai. "Forsaken" inizia con un bel riff dal sentore Thrash, che si unisce al power per regalarci una traccia degna degli Iced Earth, che hanno influenzato tantissimo la parte finale di questa traccia. Inizia la seconda parte del disco, con una power ballad dal fortissimo impatto cinematografico. "Original Sin" è sicuramente una delle tracce migliori del disco, in cui si sente molto l'influenza del Prog. Degna di nota la prestazione di Fabio, una delle migliori del disco. Ma, purtroppo, e lo sottolineo, oramai molti dischi hanno almeno un filler, e "Vertigo" non si risparmia. La settima traccia, "The Ocean", si prende questa spiacevolissima responsabilità, citando addirittura i Rhapsody con un assolo di chitarra "Turilliano". Ma si rialzano subito, i Sound Storm, presentando (per chi scrive) la traccia migliore del disco: "Spiral" è una strumentale meravigliosamente cinematografica, che cresce piano piano, fino a raggiungere un finale "epico". "Gemini" continua la sfortuna di "The Ocean": secondo filler del disco, si differenzia per la forte componente symphonic, e meno power. Giunti all'ottava traccia, solo "Alice" ci separa dal capitolo finale, una traccia che fa da ponte, e ci concede di fare un ultimo respiro. "The Last Breath" inizia subito con un assolo, che lascia spazio ad un power nella norma. Metà della traccia (della durata di 8 minuti) procede su binari già percorsi, ma un intermezzo che intreccia abbastanza bene elettronica e orchestra ci concede qualche minuto di respiro, prima di ritornare al power di inizio traccia. Una breve parte di pianoforte chiude "Vertigo", un disco di power sinfonico abbastanza nella norma, dove spicca la produzione, affidata all'infallibile Joost van den Broek (Epica, After Forever, Xandria) e, anche se in molti punti ricorda i già citati Karevick (Kamelot) e Block (Iced Earth), un'ottima prestazione del cantante Fabio. Un disco che si perde nell'oceano sconfinato quale è il Symphonic, ma senza affogare. 

Tracklist:

01 – Vertigo 
02 – The Dragonfly 
03 – Metamorphosis 
04 – Forsaken 
05 – Original Sin 
06 – The Ocean 
07 – Spiral 
08 – Gemini 
09 – Alice 
10 – The Last Breath 


VOTO: 7

A Cura di:
Antonio Rubino

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