5 aprile 2017

In Flames - Battles

Non avrei mai pensato di trovare una band che, nonostante tutti i cambi di stile e sound avvenuti negli anni, continuasse a piacermi... e invece così è stato con gli In Flames, band che seguo da ormai tempo e a cui ho dedicato tantissimi ascolti. Son ben lontani i tempi di Lunar Strain e The Jester Race, il periodo d'oro del "Goteborg Sound" e i primi veri e propri capolavori in ambito Melodeath (da citare i vari Dark Tranquillity, At the Gates e Soilwork, pionieri e creatori del genere). Dopo vari cambi di sound, e vari "periodi", gli In Flames sembrano essersi spostati ormai verso un genere che nemmeno più metal si può definire... sono qui per parlarvi di questi IF 3.0, e del seguito del non proprio acclamato Siren Charms. Vi racconterò del mio viaggio, del percorso dalla durata di circa 1 ora chiamato Battles, ultima fatica in studio per gli Svedesi. Come dicevo, di metal in questo album c'è poco... se proprio vogliamo, si potrebbe etichettare come alternative rock con qualche cadenza metal. Soggettivamente parlando, è uno degli album più azzeccati che abbia mai sentito, sbaglia poco o nulla e le tracce presenti son tutte molto ruffiane e attirano l'attenzione di chi ascolta. Non è più melodic death, non è più metal, e a tanti fan di vecchia data non andrà sicuramente giù questo drastico cambio di rotta (iniziato dopo Come Clarity, appunto il periodo "3.0") ma io trovo che continuino ad essere dei mostri, in ogni cosa che compongono. Ripeto, questo Battles farà appunto storcere il naso a molti.. che vorrebbero un cambio di nome "per non infangare ulteriormente la loro reputazione", ma io penso che abbiano tirato fuori un qualcosa di semplice ma allo stesso tempo molto complesso da ottenere. Un lavoro che nessuno si sarebbe aspettato, sound che si riallaccia molto a quello già sentito in Siren Charms e, a tratti, in Sounds of a Playground Fading... con aggiunta di moltissima elettronica, sottofondi e effetti a gogò (più di quanto ci si aspettasse). Ci sono brani, come The End e The Truth ad esempio, che sono tipici pezzi "da radio", molto stucchevoli e con melodie semplici ma che puntano a rimanere nella testa di chi ascolta (e alla fine, l'obiettivo del quintetto svedese è quello di arrivare direttamente al cuore dell'ascoltatore con semplicità e senza fronzoli). Poi ci son pezzi "pensati per il live", magari in acustica, come In My Room e Like Sand.. e devo dire che la resa di questi ultimi in concerto è spettacolare. Ma non si trovano solo "banalità" e commercialate all'interno dell'album, bensì l'ultima traccia (non contando le due bonus Us Against The World e Greatest Greed) si rivela un vero e proprio colpo di genio sotto il punto di vista musicale. Parlo di Wallflower, brano che appunto chiude l'album e che si rivela la migliore dell'intero lotto. Si apre come se fosse una "semplice" Instrumental, molto lenta all'avvio, ma che si evolve col passare dei secondi/minuti e diventa sempre più una sorta di magia ammaliante, che rapisce e rimane ben fissa in mente! Il brano "più metal" dell'intero lavoro è forse Trough My Eyes, dove il timbro vocale tipico di Fridén si sente maggiormente rispetto ad altri brani. La Title track invece, è un miscuglio di 30 Second to Mars e blink-182 (il pre-chorus "What are you waiting for, I'm here Let's consume it all" sembra uscito direttamente da un album del trio americano) e anche qui troviamo un ritornello molto catchy e orecchiabile. Insomma, in queste "poche" righe vi ho dato il MIO parere su questo Battles, album che inizialmente mi ha deluso e non poco... ma che ad ogni ascolto mi ha preso sempre più. Un album che non va ascoltato una volta sola, va approfondito in più ascolti e con molta nonchalance. Non è un lavoro tecnico e che va analizzato al dettaglio, va preso e ascoltato così come viene... va preso per quello che è, un esperimento verso sonorità che puntano a penetrare e rimanere fisse in mente per mesi, facendo canticchiare l'ascoltatore grazie alla semplicità di ogni brano. Mettetelo in macchina quando andate a lavoro, in cuffia mentre andate a scuola o mentre aspettate il bus, insomma ascoltatelo nella vostra quotidianità e vedrete che rimarrete sorpresi! Chiudo dicendo che per me gli In Flames, con questo album, hanno trovato una nuova strada ancora tutta da scoprire... e secondo me faranno grandi cose! Non siate mentalmente chiusi... non pensate per un attimo a The Jester Race e a Jesper, pensate solo a Battles come album di "Artista Sconosciuto". Non focalizzatevi sul nome della band e di conseguenza sparate sentenze solo per sentito dire. Battles vale molto come album Alt Rock. I ragazzi di Goteborg non fanno più melodic death da una decina d'anni ormai, fatevene una ragione e per sempre IN FLAMES WE TRUST!



Rate: 8

A Cura di:
Diego Princi

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