9 febbraio 2017

(Planet Underground) Controsigillo - Controsigillo


Cari amici, oggi non vi presento un album nuovo, ma voglio tornare ad ormai 5 anni fa, nel 2012, quando la band vercellese Controsigillo (che già ho avuto modo di recensire in altri lidi per altre release) pubblica il suo primo (e tutt’ora unico) full-lenght che porta lo stesso nome del gruppo. Oltre a questo album, la band nata a cavallo tra 1999 e 2000 per volere di Enrico Pulze (voce) e Simone Costadone (chitarra), ha pubblicato altri lavori di minor durata, tra i quali ricordiamo il singolo “Baghdad”, cantato in italiano. L’album self-titled si presenta con un artwork quasi gothic, dove in primissimo piano vediamo una mano sorreggere una rosa e la lineup che ha lavorato al disco è formata da Enrico Pulze (voci), Simone Costadone (chitarre e synth), Davide Manna (chitarre), Salvatore Mango (batteria) e Simone Cappato (basso).

Iniziamo con “Intro”, dove un rullante marziale ci accoglie, prima dell’ingresso in scena delle corde, che danno vita ad una melodia a cavallo tra la tradizione mediterranea e il sapore arabeggiante. Arriviamo a “Crop Circles”, che inizia con la pura distorsione di chitarra, arrivando ad un insieme energico, dove ogni strumento ha una parte ben chiara, ma al contempo nessuno è preponderante sugli altri. Il cantato sembra provenire dalla cornetta di un telefono per buona parte del brano, cosa che nell’economia dello stesso non stona affatto. Molto ad effetto gli effetti (scusate il gioco di parole) “sintetici” nel solo di chitarra. Passando ad “Infected Oxygen”, che ci accoglie senza assoli d’introduzione, ma con un ensemble piuttosto energico. Il riff di chitarra è ipnotico, ma forse registrato troppo alto rispetto al resto dello strumentale, tanto da renderlo quasi fastidioso durante un ascolto ad alto volume. Il cantato risulta più graffiato, quasi alla Hetfield. Questa canzone trasuda energia da ogni nota, anche quando il cantato tocca momenti maggiormente melodici. Come si può evincere dal titolo, “Arabian Chaos 2012” è una nuova versione di una canzone inserita nel primo EP dei Controsigillo: chitarra “al telefono” che apre la canzone, poi via di Thrash con chitarre energiche e diverse variazioni della ritmica. In questa canzone riusciamo finalmente ad apprezzare maggiormente la vocalità di Enrico, finora rimasta un po’ in sordina. Il pezzo è trascinante fino alla fine, anche se ci si sarebbe aspettati qualche piccolo richiamo arabeggiante. “Chernobyl” si apre con una ritmica inquietante e suoni di telefono e allarme. Qui la cattiveria si respira pienamente solo in certi momenti, mentre la melodia della voce sembra prendere il controllo della scena. Ottimo il primo solo di chitarra, ben eseguito e d’impatto, che stacca nettamente dal resto del brano. “Experiment 3.9.1 2012” ci ripropone quanto già successo con “Arabian Chaos 2012”: batteria da sola all’inizio, seguita da un brevissimo solo di chitarra che apre al vero e proprio brano. Siamo di fronte al brano meno convincente del disco, dove lo strumentale non trascina l’ascoltatore e la parte vocale risulta fuori quadro, lasciando interdetti. Con lo scorrere del tempo fortunatamente la band si riprende, riportando il brano a livelli ben più adeguati: esperimento non completamente riuscito. Ci avviciniamo alla fine del disco con la settima canzone, “Voo-Doo Samba”: intro acustico, percussioni che ricordano il famoso ballo… ma poi la chitarra entra in scena con degli effetti quasi spettrali. Quando il brano entra nel vivo ci ritroviamo in piena atmosfera Thrash, risultando trascinante e inquietante allo stesso tempo, grazie alle note lunghe di tastiera in sottofondo. Il brano è elaborato, mai banale: molto ben riuscito. “Lupin e il Cubo di Rubik” chiude il disco, iniziando con un’atmosfera cupa, basata su pochi accordi e un filo di batteria. La canzone, ispirata al manga (successivamente diventato cartone animato) di Lupin 3°, entra nel vivo sfoggiando una buona carica energica. La cosa che lascia un po’ straniti sono alcuni suoni che si percepiscono in sottofondo, apparentemente senza una vera logica. Per l’unica volta in questo album, la band in parte del brano usa l’italiano come lingua: una scelta che toglie dubbi riguardo l’ispirazione anche a chi non mastica bene l’idioma inglese. Qui si conclude il vero e proprio album, che però subisce un allungamento nella versione fisica che ho il piacere di avere tra le mani (per la quale ringrazio Enrico), diventando di 11 tracce: la versione live di “Infected Oxygen” e le versioni originali, leggermente più grezze di “Experiment 3.9.1.” e di “Arabian Chaos”.
Ho già avuto modo di recensire una loro uscita più recente e posso affermare che la qualità di questo album è superiore: i Controsigillo hanno confezionato un album pregevole, ben strutturato e ben suonato, nelle cui tracce si percepisce quel Experimental Thrash Metal usato per definirli. Non mancano le piccole sbavature, ma va anche ricordato che si tratta della loro prima release ufficiale, dopo una demo. Da ascoltare.


8/10



A cura di:

Robin  Bagnolati

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