15 dicembre 2016

Darkend - The Canticle Of Shadows (Planet Underground)

I Darkend ci presentano il loro concetto di metal, fondato su antichi rituali e sonorità estreme, il tutto unito per portarci verso l’abisso. La band italiana è attiva dal 2006 e all’attivo ha già 3 album. Fin dagli esordi è risultato chiaro il valore della combo formata da Animæ (Voce), Antarktica (Grand Piano), Ambience Ashes (Lead Guitar), Nothingness (Lead Guitar), Valentz (Percussioni) e Vinterskog (Basso), tanto da dividere il palco con band del calibro di Rotting Christ, Mayhem, Immortal e Taake, collaborando anche coi principali membri di questi gruppi (uno su tutti: Attila Csihar dei Mayhem).
“The Canticle of Shadows”, uscito per Non Serviam Records il 25 aprile 2015, è formato da 7 tracce per una durata di 48 minuti e si presenta con un artwork molto particolare, opera del pittore polacco Zdzisław Beksiński. La prima traccia è “Clavicula Salomonis”, che si presenta con un ritmo lontano di tamburi e un coro da liturgia. Dopo l’intervento della tastiera si scatena il brano: tutto vira verso la potenza, non dimenticando però spezzoni melodici in grado di spezzare l’inerzia rendendo il brano molto più interessante. In questa canzone è già ben chiaro l’intento della band, infatti il loro symphonic black porta la mente direttamente ad immagini di antichi riti. A fine brano risulta molto ben comprensibile il testo in latino, grazie anche a quella specie di preghiera parlata che ritroviamo ai 6 minuti. Suggestive le note finali di pianoforte che ci collegano direttamente con la seconda traccia “Of The Defunct”, dove ci accolgono dei passi in quello che il coro che entra in scena ci suggerisce essere un monastero. Il coro continua anche al comparire della musica, aggressiva e oscura, supportata da un duetto di Animæ con Attila Csihar, una contrapposizione di growl e scream di vero effetto. Gli accordi delle chitarre e tastiere sono tetri, la ritmica di batteria e basso incessante. A metà brano tutto si stoppa. Il pianoforte è presente con pochissime note inquietanti, che accompagnano effetti sonori che ricordano un uomo che scava. La melodia che subentra è puramente horror, fino al ritorno della potenza precedente. Questa volta però la melodia sottostante aumenta il senso di inquietudine. Il finale è solo parlato, ma si interrompe di colpo per dar spazio A “Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm, I)”, che inizia subito a piena potenza. Dopo 40 secondi si passa alle chitarre in acustico, ma… è una pace molto poco duratura: ritmica incalzante, chitarre che non si risparmiano e cantato potente ed angosciato. Già nei primi due minuti si possono notare diversi momenti di variazione sul tema, il che rende la canzone assolutamente dinamica e non monotona. Prima dei 4 minuti c’è un rallentamento e compare una melodia suonata da un sax (sembrerebbe contralto), piuttosto inusuale per il genere. Il finale, un fuoco che arde, ci introduce alla successiva “Il Velo Delle Ombre”, che ci accoglie con un’atmosfera molto cupa, quasi a ricordare un antico monastero di notte. Come il titolo suggerisce, il testo è in italiano. La canzone continua con pochissima musica fino a metà, quando gli strumenti si sfogano e il testo passa in inglese. Di colpo si “calma” tutto e il cantato passa in latino alla comparsa di Labes C. Necrothytus degli Abysmal Grief. Arrivati alla fine troviamo una voce che ci parla un po’ in francese un po’ in italiano e ci introduce a “A Passage Through Abysmal Caverns (Inmost Chasm, II)”: qui avvertiamo la scarica energica sin dalle prime note, con un’accoppiata basso-batteria in grado di incatenare l’ascoltatore. In questa canzone troviamo la collaborazione di Niklas Kvarforth degli Shining. Energia pura e angoscia continuano fino all’intermezzo che troviamo a due minuti e mezzo: pace che però dura poco più di una manciata di secondi per poi tornare allo stile iniziale. In questo brano è molto più percepibile, rispetto alle canzoni precedenti, un senso di rabbia pura: il cantato è più crudo e la musica è in grado di accentuare questa sensazione. Quasi nove minuti che scorrono come un fiume in piena e lasciano a bocca aperta l’ascoltatore. La canzone successiva è “Sealed in Black Moon and Saturn” e rivede l’entrata in scena di Attila Csihar: introduzione dalle sonorità epiche e subito dopo una nuova scarica di oscura violenza. Qui il basso si riesce a percepire più che nelle precedenti canzoni, a far da base alle melodie aperte delle tastiere. In pochi minuti si passa da sonorità horror ad altre Atmospheric, con periodi di puro Black Metal. Si arriva così all’ultima canzone di questo full-lenght, “Congressus Cum Dæmone”, dove
troviamo Sakis Tolis dei Rotting Christ: una voce bassa ci accoglie e un suono di campane spiana la strada all’inizio dello strumentale. Veramente godibile l’accostamento vocale in questo brano, che consente alla band di variare parecchio anche la parte melodica, rendendo tutt’altro che monotono il brano: cambi a volte repentini in grado di spiazzare chi ascolta ma che allo stesso tempo invogliano a capire dove la band voglia arrivare. Gli ultimi secondi della canzone si spengono lentamente al suono di una campana lontana…
“The Canticle of Shadows” si dimostra un album pregevolmente composto, un buon insieme di brani dal forte impatto emotivo e collaborazioni internazionali di prim’ordine. La sezione strumentale è registrata ottimamente , con giusti bilanciamenti che permettono all’ascoltatore di godere del lavoro di ogni strumento. I Darkend con questo disco hanno compiuto un passo decisivo verso la consacrazione. 


VOTO: 8,5/10

A Cura di:
Robin Bagnolati

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