16 ottobre 2016

(Planet Underground) ANGUISH DIMENSION – CHILDREN OF THE WOLVES

Ciao amici, in questa occasione restiamo in ambito black metal, portandoci però verso il sempre più apprezzato atmospheric. Il gruppo che esamineremo, che si chiama Anguish Dimension, è nato a fine 2015 dall’incontro tra il romano Hugo “Osten” Spezzacatene (Project Gulag – chitarra, basso, tastiere e synth) e il ravennate Alessandro Bucci (Maka Isna, Donnie’s Leach 88 – voci, testi, tastiere, synth e drum programming): il sodalizio vuole proporci un atmospheric balck metal con influenze symphonic e di altro genere. Sulla storia della band c’è ancora poco da scrivere, salvo il fatto che il logo è stato ideato da Matteo Mucci. “Children Of The Wolves” è il loro primo lavoro: una demo di sei tracce, di cui una strumentale, che già in partenza si presenta bene, grazie all’artwork di Jacopo Simoni, dove un lupo di spalle osserva la città in basso e l’aurora boreale in alto. Ora però passiamo all’analisi del disco.
La demo inizia con “Inside The Camp Of Death”, dove inizialmente la “batteria” resta in secondo piano dietro ai suoni elettronici, forse un po’ troppo invadenti. La voce si presenta con un forte riverbero, che dona un tocco di brivido al brano, nel quale la melodia si appoggia a poche note lunghe privilegiando il muro sonoro della ritmica. Il finale giunge come una mazzata, totalmente inaspettato. Il secondo brano è “Candles In The Dark”, che inizia un po’ sulla falsariga del precedente, con la batteria più udibile insieme ai suoni ”sintetici” e a chitarre distortissime. La voce ha ancora un forte riverbero, quasi una sonorità da caverna, e il testo in certi punti è in italiano. La componente musicale risulta non troppo varia, a parte gli stacchi della ritmica e un paio di momenti di pausa improvvisi, nella prima metà della canzone. Anche qui il finale arriva lasciando un po’ smarriti. Con “Pure Adrenalyne” chiudiamo la prima parte di questo album: la canzone ha nome e patria dall’inizio, con la voce che ci accoglie subito quasi a spaventare l’ascoltatore. Finalmente si inizia a percepire qualche nota di basso, le chitarre sempre distortissime e una ritmica incalzante. A metà canzone una pausa, dove finalmente si ode l’influenza symphonic e una vera e propria melodia. La seconda metà di questo brano risulta essere la più piacevole fin’ora ascoltata.
La seconda tranche della demo parte con lo strumentale “The March Of Anguish”, il brano più corto con i suoi 2 minuti e 2 secondi. Ad accoglierci il rumore delle bombe, mentre risuona una marcia in un grammofono. Verso la metà il tutto inizia ad essere sovrastato dalla componente elettronica che va a fondersi con una dolce melodia “orchestrale”. Tutto scorre liscio fino al finale, che impatta meno dei precedenti. La penultima canzone è “Soldier’s Agony - Normandia”, la più lunga coi suoi 4 minuti e mezzo: urlo straziante in partenza, chitarre ultra distorte. Il cantato vero e proprio viene anticipato da un ansimare molto ben reso. In certi punti il cantante tiene un tono molto risoluto, in stile tedesco. Non ci sono molti spunti, musicalmente parlando, tutto scorre più o meno sulla stesso schema fino alla fine, quando compare una melodia che porta il brano a spegnersi. Con “Mountains” si chiude questo lavoro: compare il lupo, che ulula sopra ad un suono che ricorda un segnale di allarme. Già dalle prime note si può percepire una qualità maggiore rispetto alle precedenti. All’orecchio tutto risulta più preciso, gli stacchi con la voce attraverso un altoparlante sono un tocco di classe, ogni momento di pausa non risulta fuori luogo. Davvero un buon brano.
Tirando le somme, questa demo non lascia un ricordo indelebile. I ragazzi della band hanno un po’ esagerato con i “suoni sintetici” e le distorsioni in questo album, uscendo anche totalmente dall’etichetta di atmospheric, della quale hanno ben poco. La luce si è accesa solamente all’ultimo brano, dove si sono veramente sentite idee chiare e piuttosto interessanti. Non è ben chiaro se manca ancora un pieno affiatamento tra i due musicisti, ma la loro proposta deve essere ben revisionata, partendo da “Mountains”, l’unico brano che suona veramente ispirato.

VOTO: 5,5

A Cura di:
Robin Bagnolati

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