27 maggio 2016

Subsignal -The Beacons of Somewhere Sometime

Band: Subsignal
Genere: Progressive Metal
Anno: 2015
Nazione: Germania
Etichetta: Golden Core Records


Arno Menses (voce) e Markus Steffen (chitarra) sono le menti che si celano dietro al nuovo album dei Subsignal, una delle realtà tedesche di maggior successo in ambito progressive metal moderno.

 Il precedente disco, Paraiso, aveva fatto centro col suo misto di melodia e aggressività
tipicamente metal e anche a questo giro la band non delude, confezionando un altro album dalle trame oscure e complesse.
The Calm ha il compito di introdurci all’album, una ballata pianistica di poco più di un minuto che lascia presto il posto a Tempest, opener aggressiva caratterizzata da un riffing monolitico e avvolgente.
Il tempo rallenta e un arpeggio claustrofobico ci consegna A Time Out of Joint, brano d’atmosfera dove sono maggiormente archi e pianoforte a farla da padrone fino al ritornello in cui la chitarra di Steffen con un solo molto ispirato, è la chiave per il cambio di rotta dell’intero brano.
La melodia per il gruppo è una costante fondamentale che mai passa in secondo piano rispetto alla complessità armonica e ritmica dei brani, pertanto And The Rain Will Wash It All Away, nel suo incedere epico tra arpeggi e ritmiche serrate, riesce ad essere cantabile già dal primo ascolto,con un ritornello che difficilmente riuscirà a lasciare indifferenti gli ascoltatori.
Ashes Of Summer cambia completamente registro: una batteria potente ed in primo piano,
coadiuvata da un riff veloce e malvagio, ci consegna un up tempo che dal vivo potrebbe mietere non poche vittime, complice anche qui un ritornello in grado di trascinare l’intero brano in cui la voce di Menses si rivela essere la marcia in più. Chitarre acustiche, archi e voce si uniscono in una dolce ballad dai toni tristi, A Myth Written On Water. La voce di Arno qui raggiunge uno dei picchi espressivi dell’intero disco, diventando il
perno del brano. Le chitarre elettriche tornano in primo piano e i ritmi si fanno di nuovo serrati con Everything Is Lost brano complesso che cambia faccia molte volte durante l’ascolto. Una menzione d’onore va al solo di chitarra, ispirato, melodico e tecnico al punto giusto.
Arriviamo così alla seconda parte del disco che, in piena tradizione progressive, è composto da una lunga suite divisa in quattro parti: The Beacons of Somewhere Sometime.
Part I: Maelstrom Tornano i temi di The Calm e Tempest a creare un altro brano d’atmosfera che mischia l’aggressività del Metal alle melodie sognanti del Prog. Perfetta sintesi tra espressività, melodia e tecnica strumentale dei singoli musicisti coinvolti.
Part II: The Path
Un arpeggio di chitarra classica fa da tappeto alla voce, in un brano dai toni epici e maestosi. Ancora una volta è la melodia a farla da padrona e i cambi d’atmosfera tipici del genere sono perfettamente attuati durante tutto il corso del brano che non perde mai mordente.
Part III: In This Blinding Light
Un pianoforte che si divide tra luce e ombra è di nuovo in evidenza assieme alla voce, in un’altra ballata dove la dolcezza della melodia è perfettamente sostenuta da un arrangiamento maturo e la potenza vocale di Menses è ancora una volta l’asso nella manica del pezzo.
Part IV: A Canopy Of Stars
Ultima parte della suite e traccia conclusiva dell’album che parte con un riff allegro e saltellante che si apre in un altro up tempo dal ritornello maestoso. Ritmiche intricate ed un solo di chitarra sopra le righe ci guidano verso la fine del brano, lasciando di nuovo spazio a melodie e linee vocali di ampio respiro.
Piccolo regalo ai fan è la bonus track Swansong posta in coda al disco, dolce ballata in cui sono di nuovo voce e chitarra, su un tappeto di synth ed archi, ad essere protagoniste.
In conclusione i Subsignal azzeccano un altro disco grazie alla loro ricetta di Progressive d’alta scuola, melodie accattivanti e arrangiamenti mai banali. Le atmosfere cangianti dell’intero album, rendono l’ascolto interessante e stimolante, obbligandoci a tenere alta l’attenzione.

Personalmente, credo che questo disco vada ascoltato con il libretto dei testi alla mano, quasi come un’opera teatrale, per lasciarsi coinvolgere pienamente dalla storia raccontataci. Non è per tutti questo disco, almeno non lo è per chi vive di immediatezza, essendo un prodotto destinato a crescere ascolto dopo ascolto. Fatelo vostro!

Voto: 9,5/10

A Cura Di: Stefano Mancini 

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