7 marzo 2016

Arcturus - The Sham Mirrors


 Welcome
 this transmission
 from a fallen star

In uno spazio profondo una stella luminosa di nome Arturo si sta apprestando a cadere sulla Terra. Ci avevano lasciato cinque anni prima come quel capolavoro avanguaristico come "La Masquerade Infernale" e come da tradizione, si sono fatti aspettare gli Arcturus, senza dubbio una delle migliori band del panorama Metal estremo negli ultimi venti anni. Uscito il 22 aprile del 2002 per la "Ad Astra Enterprises" e distribuito in America per la "The End Records", "The Sham Mirrors" (letterarmente "Gli Specchi Falsi") rappresenta il terzo full-lenght ufficiale nella discografia dei norvegesi, distante dalla cacofonia assurda di "LMI" e dal Black Sinfonico di "Aspera Hiems Symfonia" (1995), importante è infatti il modo in cui la band si è mossa nell'arco di questi ultimi venti anni con lavori tutti diversi e quindi non paragonabili fra loro.
Gli Arcturus di inizio millennio si presentano ancora una volta con tre joker della scena estrema norvegese: Hellhammer dietro le pelli, Garm come vocalist e il buon Sverd alle tastiere. Chitarra e basso vengono affidati a due nomi decisamente sconosciuti che militeranno temporaneamente nella fila del combo scandinavo:Knut Magne Valle (già negli Ulver) e Dag F. Gravem.
Si parte con "Kinetic", brano - la quale lyric è la stessa ripresa all'inizio di questa recensione - alternato con sonorità estreme ed elettroniche, quasi a volere strizzare l'occhiolino a quell'Industrial Metal che tanto ha fatto fortuna verso la seconda metà degli anni '90 (vedi Samael e gli Strappin Young Lad).
Inusuale lo schema che va a comporre "Nightmare Heaven",track affascinante, oscura che rieccheggia da uno spazio cosmico di ascendenza lontana. Il pezzo parte  e proc sound misto ad elettronica e minimalismo sfrenato che rasenta il Metal a tratti. Verso la fine la componente Metal prende di nuovo il sopravvento attraverso uno stacco caratterizzato da refrain coinvolgenti, atmosfere spaziali e una prova sensazionale di Garm, senza dubbio uno dei migliori vocalist della scena estrema scandinava.
Con "Ad Absurdum" rieccheggiano le sperimentazioni sonore de "La Masquerade....", sia per il titolo sia per un approccio decisamente melodrammatico e teatrale. Geniali le soluzione adottate dalla band per creare un constesto coinvolgente per le orecchie del fruitore, il quale di ritrova  quasi perso - in assenza di gravità - in uno spazio infinito ad "ululare" (ad esempio) come fa Garm verso la fine della track. Un modo di comporre le track che lascia poco - o nullo - spazio per la critica. Questa è Avanguardia ai massimi livelli.
La minacciosa dualità sinfonico - metallica che ricalca i primi secondi di "Collapse Generation" rappresenta ciò che i nostri vogliono comunicare attraverso la struttura lirico-musicale di questo pezzo. Un pezzo che si presenta alternato fra sfuriate Black, stacchi tastieristici al limite del futuristico e sonorità atmosferiche che trascinano l'ignaro ascoltatore in un contesto spaziale drammatico (dal minuto 2:00):

Time is on trial
Generation and collapse
inside the space of things
Series of inertia
A trial and a time


La sensazione - la stessa che ritroviamo in tutto il platter, è quella di ritrovarci immersi in un mondo sconosciuto, quello cosmico che forse è il nostro mondo interiore.
La sperimentazione avanguardistica del sound di Arturo prende piede nella sua massima forma attraverso la struttura musicale di "Star - Crossed", pezzo dai connotati decisamente progressivi ed atmosferici, il quale parte con un intro di pianoforte per poi procedere verso sonorità a mid-tempo incalzate dalla meravigliosa voce di Garm, quasi a voler creare una danza surreale. E qua le atmosfere cosmiche create dalle tastiere, giocano un ruolo di primaria importanza,essendo esse le fautrici di un atmosfera che fa da leit - motiv per caratterizzare la track in questione. Garm sembra giocare con lo strumento atraverso dei momenti di assoluta bellezza in cui egli diviene quasi il protagonista di questa vicenda. Entusiasmante.
Parlare di pezzi migliori qua è impossibile, il disco viaggia su altissimi livelli di qualità ed eclettismo, tanto che i nostri hanno voluto piazzare in mezzo a tanta sperimentazione, un piccolo brano di Black Metal feroce, tale "Radical Cut", quasi a voltare lo sguardo verso quella che è stata la loro scena originaria. In questo episodio si sono avvalsi della partecipazione di un mastermind come Ishnan, all'epoca reduce dal clamoroso scioglimento degli Emperor.
Il finale è affidato "For To End Yet Again" (titolo che i nostri hanno preso dall'opera del 1976 di Samuel Beckett "Per Finire Ancora"), pezzo aperto da uno stacco teatrale e che procede verso territori più tendenti al Metal. La metà del pezzo diviene apoteosi di un Avanguardia che i nostri conoscono bene sin dai tempi de "La Masquerade...", atmosfera, sperimentazione, rottura degli schemi e se da una parte ci sembra di rivivere le atmosfere spaziali tanto care a certi gruppi anni '70 (Hawkwind, Gong), da un'altra tutto ciò viene rivisitato sotto un'ottica prettamente moderna (propria del suo tempo) e chiaramente Metal, componente sempre presente, anche verso la fine di questo pezzo. Una track sublime, la quale si fa fatica a descrivere a parole, ma solo attraverso sensazioni ed emozioni.
Il viaggio interstellare si conclude qua e ci apprestiamo a ritornare sulla Terra, consapevoli di aver vissuto un'esperienza unica nel suo genere. Ed essenzialmente è quello che ci hanno voluto trasmettere gli Arcturus con questo terzo lavoro, un disco che andrebbe sviscerato in ogni sua piccola parte, a partire da quella splendida copertina seppur semplice, ma tremendamente affascinante.
"The Sham Mirrors" è un capolavoro senza mezzi termini, un raggiungimento di una maturità artistica da parte degli Arcturus, la quale non si rifarà più sentire a questi livelli. Capaci di creare un sound unico impossibile da clonare dunque, a dimostrazione di come da un genere complesso come il Black Metal siano nate realtà straordinarie come questa (personalmente li considero come un supergruppo). La band di Sverd ha saputo rimodellare il sound delle origini per evolversi in un percorso artistico unico costellato di grandi dischi fino ad arrivare ad oggi (consiglio caldamente l'ascolto di "Arcturian" uscito nel 2015).

Voto: 9

Tracklist:

1.Kinetic
2.Nightmare Heaven
3.Ad Absurdum
4.Collapse Generation
5.Star - Crossed
6.Radical Cut (feat. Ihshan)
7.For The End Yet Again


A  Cura di:
Sonia Giommarelli 



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(I.V.L) INSANE VOICES LABIRYNTH



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