16 gennaio 2016

The Classics: Candlemass - Nightfall

Data di uscita: 9 novembre 1987
Casa discografica: Active Records
Genere: Doom metal


Nella seconda metà degli anni ottanta il metal stava subendo vari cambiamenti dovuti anche a sperimentazioni, non solo estreme, in quasi tutta Europa. Sebbene il 1986 segna la svolta per il metal per come era stato concepito fino ad allora, bisognerà aspettare l’anno successivo per intravedere realmente un reale cambiamento nell’approccio compositivo, sia nella musica che nei testi. Bisogna puntare gli occhi sulla Svezia, dove un gruppo di ragazzi inizia a sperimentare qualcosa che era una via di mezzo tra la lezione dei Black Sabbath e l’Epic metal alla Manowar (almeno secondo quanto narra la biografia del bassista e fondatore della band, Lief Edling). Stiamo parlando dei fondatori assoluti dell’Epic Doom Metal nato in terra Svedese, ovvero i Candlemass. La band appunto aveva appena rilasciato un album l’anno precedente, che divenne un vero caposaldo per il genere: “Epicuus Doomicus Metallicus”. Dopo questo capolavoro, il vecchio cantate Johan Langquist decide di uscire dalla band per dedicarsi ad altri progetti; cosicché gli svedesi iniziarono la ricerca per il nuovo cantante, e lo trovarono. Questo nuovo vocalist, si presentava in modo bizzarro, fuori dagli schemi e soprattutto era incredibilmente bravo nel cantare. Cosi, Edling e compagni, fecero “2+2” e diedero il benvenuto a Messiah Marcolin. Pure per quanto riguarda Mike Weed (chitarrista nel primo disco) ci fu un cambiamento; egli lasciò la band, e quest’ultima conobbe Lars Johansson. Forti di questi cambi di formazione inaspettati dopo il primo disco, i Candlemass crearono “Nightfall”. L’album è un incredibile opera d’arte, che vede come protagonisti assoluti Lars Johansson per quanto riguarda le chitarre pesanti e melodiche allo stesso tempo, e Messiah Marcolin per aver interpretato con una voce colma di personalità, carisma e soprattutto solenne dei testi anch’essi riflessivi, che prendono spunto dalla religione e dalla morte affrontata in situazioni diverse. L’album intero dura circa quarantanove minuti e presenta dei brani ritenuti dei classici, come “Bewitched” e “At The Gallows End”.
Quindi direi di finirla con l’introduzione anche troppo tirata per le lunghe, ed iniziamo con il track-by-track.
Ad aprire le danze macabre del Destino è la strumentale “Gothic Stone”, una breve composizione d’impatto orchestrata e resa maestosa grazie all’uso di tastiere, cori e percussioni, che nell’insieme costituiscono un tema seppur decadente, memorabile e di facile ascolto. Questa traccia tuttavia ci porterà al brano “Well of Souls”; ecco qui, che verremo travolti dapprima da una interpretazione vocale di Marcolin e subito dopo dal muro sonoro che chitarra, basso e batteria si propongono di creare. I riff sono palesemente suonati con un mood non molto aggressivo, anche se la ritmica è incalzante è travolgente. E’ da lodare la capacità di Marcolin nel saper seguire la melodia, che è meno lineare di quanto si possa pensare. Il ritornello di questo primo brano emana una certa epicità mista ad un atmosfera malvagia e decadente seppur intesa come “misteriosa” e non brutale o propriamente cattiva, ecco. Assisteremo al ritorno del tema principale, ossia quello ascoltato in “Gothic Stone”, riproposto con le chitarre; su codesto tema, Lars Johansson svilupperà un buon assolo, colmo di energia e passione. Terminato il solo, ci saranno una serie di riff piuttosto cadenzati come da regola d’arte nel genere (ma loro lo hanno quasi inventato il genere). Dopo di che ritroveremo nuovamente la strofa ed un altro ritornello, anche se il brano terminerà come è iniziato, con il tema strumentale del primo brano.
Continuiamo il viaggio decadente e fatale attraverso una terza strumentale, che però non introdurrà al brano successivo; ebbene “Codex Gigas” è un brano breve anch’esso, anche se è staccato dal resto. I nostri propongono una composizione che è costituita principalmente da riff suonati con una certa calma, difatti cambia ben poco durante tutto questo brano, se non qualche armonizzazione e reinterpretazione dello stesso tema originale. Voglio dire, abbiamo a che fare con uno dei primi brani “Doom” strumentali.
Dopo la monotona seppur travolgente “Codex Gigas” avremmo a che fare con uno dei brani più belli di sempre nella storia del Metal, a mio avviso. Si tratta della malinconica, trascinante “At the Gallows End”. Il brano è una specie di Ballad Doom, che alterna momenti più romantici e onirici a sezioni più aggressive e propriamente metal. Difatti, il brano inizierà con una semplice ma efficace melodia, sulla quale la voce teatrale di Marcolin si esprimerà in toto, travolgendo l’ascoltatore in un mare di emozione e passione. Al termine di questa prima sezione melodica, verremo travolti da una ritmica piuttosto incalzante che vedrà variazioni brevi ma intense. Su questa ritmica avremo una prima strofa, e successivamente avremo un ritornello costruito su un tema che richiama le sonorità arabeggianti della minore armonica ( una scala parecchio usata nel genere per creare i riff decadenti e malinconici ecco). La struttura del brano si ripeterà fino al termine del nuovo ritornello, dal quale sorgerà un assolo più o meno romantico e dalla sonorità travolgente che donerà al brano un senso di riflessione e di rinascita. Seguiranno una serie di tipici riff, che ci porteranno tuttavia ad una nuova strofa ed un nuovo ritornello. Dirlo a parole è incredibilmente riduttivo, ma questo brano è realmente clamoroso.
Il mood di “Samarithan” è invece tutt’altro, poiché qui siamo su un brano decisamente meno romantico o epico, anzi. Il quinto brano è invece caratterizzato da riff lenti, stagnanti e monotoni anche se supportati da una certa linea melodica che poi verrà riusata e riusata negli anni da altri gruppi negli anni a venire. Di certo “Samarithan” non è il brano nel quale potremmo trovare grandi cambi dal punto di vista prettamente strumentale. Sappiate solo che è interpretato magistralmente dal punto di vista vocale, ed il suo punto forte è il tema sul quale poi si erge il ritornello. Inoltre narra della morte di un benefattore che salva la vita ad un pover’uomo senza casa ne danaro. Il Benefattore diventerà un angelo a seguito di queste azioni benevole… quindi, ascoltate ed emozionatevi.
I Candlemass tuttavia sono anche amanti della musica classica e colta, perciò il sesto brano di questo album è…una breve interpretazione della più nota “Marcia Funebre”. Parliamo di morte, decadentismo, romanticismo e di quanto più epico e malvagio esista…perché non metterlo come intermezzo? Bene, andiamo oltre.
Continuiamo il viaggio con “Dark are the veils of Death”, un pezzo che è costituito da riff travolgenti ed incalzanti alternati a ritmiche più aggressive e spedite specie nelle strofe. Assisteremo a diversi cambi di ritmiche e riff, anche se la caratteristica più interessante da notare è la sezione cadenzata e l’assolo sulla quale si sviluppa. Una vera e propria dimostrazione di capacità tecniche e compositive. Le sezioni più lente sono i capisaldi di questa canzone, anche se non si può fare a meno di gioire durante le parti più spedite. Nel complesso si tratta di una traccia piuttosto variegata che riesce a colpire più fasce d’ascoltatori, e rientra nei brani più interessanti di sempre.
Cambia nuovamente l’approccio con la successiva “Mourners Lament” che segue lo stile ossessivo di “Samarithan”. La strofa è ricolma di emozione e passione malinconica, tra riff decadenti ed una interpretazione vocale magistrale che non smette di trasmetterci sensazioni travolgenti. Il ritornello è costruito su un tema triste e veramente oscuro, oppressivo. Anche se il brano musicalmente è piuttosto monotono dal punto di vista prettamente strumentale, avremo l’opportunità di apprezzare una sezione piuttosto spedita sulla quale si svilupperà l’assolo di Lars Johansson, colmo di richiami arabeggianti. Tuttavia l’atmosfera oppressiva è sempre presente e ci accompagnerà sino al termine di codesto pezzo… Un concentrato di emozione e malinconica energia.
La penultima traccia del disco è anche una delle più famose dei Candlemass, la movimentata “Bewitched”. Qui gli svedesi mettono un po’ da parte le sensazioni decadenti e si danno ad un buon doom di stampo parecchio Heavy dalle sfumature Epiche e oniriche. Il riff usato nella strofa è diventato una sorta di “Bibbia del Doom” per tutti quelli che si avvicinano al genere, ma non è strausato ed abusato. Punto forte è sicuramente un ritornello di facile ascolto, che si stamperà nella vostra mente; avremo altre sezioni clamorose come quella subito successiva al secondo ritornello. I riff cadenzati e successivamente l’assolo, sono delle grandi chicche all’interno del brano che lo rendono un vero e proprio gioiello nella discografia dei Candlemass. Una delle canzoni più belle mai scritte in ambito metal secondo il mio punto di vista da appassionato di Doom metal. Tolto il valore affettivo e sentimentale, “Bewitched” si dimostra come una delle canzoni più rappresentative del genere.
A chiudere questo viaggio decadente nel mondo del Doom metal, avremo una strumentale intitolata “Black Candles” costituita da arpeggi e accordi di chitarra distorta, in un vortice lento ed oppressivo sorretto da una ritmica piuttosto essenziale, com’è anche giusto che sia.
A conti fatti dopo aver ascoltato, riascoltato, amato e suonato anche qualche canzone di questo disco posso dire che siamo di fronte ad un vero e proprio monumento, un pezzo di storia, un manoscritto, un gioiello…insomma, trovate voi altri termini epici ed accattivanti per descrivere più di quanto sia possibile. Ho voluto recensire questo album perché lo ritengo realmente importante non tanto per me quanto per il metal, per la musica e per l’arte che esso racchiude e sprigiona una volta fatto partire. Bisognerebbe dare un certo valore alle opere d’arte, ma questo ne è veramente ricolmo, che ogni parola verrebbe sprecata. Ma io l’ho fatto perché ci tengo veramente a questo disco. Buona lettura e spero vi sia piaciuta questa mia interpretazione.

Tracklist


1. Gothic Stone
2. The Well Of Souls
3. Codex Gigas
4. At The Gallows End
5. Samarithan
6. Marche Funebre
7. Dark Are The Veils Of Death
8. Mourners Lament
9. Bewitched
10. Black Candles
11. Bewitched (demo)
12. Battlecry (demo)
13. The Well Of Souls (live)
14. Dark Are The Veils Of Death (live)
15. At The Gallows End (studio outtake)
16. Mourners Lament (studio outtake)
17. Interview
18. Bewitched (video)



Voto: 9                           


A cura di:
Matteo Perazzoni



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