24 febbraio 2017

(News e consigli) Primo video ufficiale dei "Damnation Gallery" estratto dall'EP "Evil Exteme"

Evil Extreme, estratto dall'EP "Transcendence Hymn" è il primo video ufficiale della band horror metal italiana Damnation Gallery.
"Il male è una delle sensazioni più comuni che contraddistingue l'umanità e questo video vuole essere un estratto della prospettiva più maligna dell'ultimo lavoro dei Damnation Gallery, che offre un manifesto palese dell'empietà di questo sentimento, proprio anche di categorie di persone davvero impensabili..."

Il video è stato registrato diretto e tagliato da Alex Ratto a Genova, presso i Chrysmon Studios di Regen Graves.

È possibile altresì acquistare "Transcendence Hymn" presso il canale Bandcamp della band oppure tramite lo store dell'etichetta Masked Dead Records.

Damnation Gallery's official website: http://www.damnationgallery.com

Damnation Gallery's official Facebook page:http://www.facebook.com/damnationgallery


LINK AL VIDEO: 




17 febbraio 2017

Rxyzyxr - Lmnts

Ogni tanto capita di trovare quelle band che già dal nome paiono strane, ma strane forte eh... Ed è questo il caso dei Rxyzyxr e del loro unico album, Lmnts. Inizio dicendo che, secondo il web, suddetto gruppo farebbe "Geometrical Metal", in realtà tranquilli, è un album di semplice matrice Djent. Un album Groove/Djent in puro Meshuggah Style, e in alcuni punti addirittura sembra che siano proprio loro a suonare! Che dire, sono una copia? Non esattamente, ma si nota una fortissima ispirazione. Veniamo ora alle tracce!
L'opener "The Beginning of Light" è in pratica il suono d'acqua, con l'aggiunta di voci verso il finale che annunciano l'inizio della seconda traccia "Multiverse" Parliamo appunto di lei, pezzo Meshugghiano fino al midollo e forse il più "copiato" dell'intero disco, niente di più, niente di meno. Ora arriva "Cradle (of)", 1 minuto e 30 circa di melodia orientale, creata con un tamburo indiano. Subito dopo troviamo "Trascendental Needs", dove per la prima (ma non ultima) volta sentiamo delle tonalità clean. Pezzo molto sul Groove che si unisce a qualche spunto prog qua e la (velatamente). Ben fatti i cambi della voce da pulita a sporca, e con il basso in primo piano per quasi tutta la durata del pezzo. "Machine Hearts, Machine Minds" è un altro pezzo in cui i Meshuggah si sentono tirati in causa, come appunto dicevo in prefazione, in questo caso sembra quasi che si tratti di un loro brano (non che sia un male, ma forse da molti non verrà apprezzata la "copia" del sound). Quasi ormai a metà disco troviamo "The Lesser of Two Evils", Instrumental da 40 secondi che smorza i toni grazie alla chitarra in clean, e poi spazio a "Polar Knights". Si apre col suono di un cavallo al trotto, e pian piano veniamo catapultati al centro di una battaglia tra cavalieri. Lasciati alle spalle duelli con spade e cavalli che corrono, ecco che arriva di nuovo il Groove! Main riff semplice ma che fa il suo lavoro, così come la voce che rimane ottima dall'inizio fino alla fine dell'album. Ora, parliamo della canzone più lunga del lotto (9 minuti circa), "Denial of Death". Meno pesante, più ragionata e (a parer mio) la migliore per quanto riguarda composizione ed esecuzione, Con la voce che si inserisce perfettamente in ogni frangente, pulita o sporca che sia. Arrivati verso poco meno di metà brano (4 minuti e poco più) ecco arrivare un rallentamento improvviso, con un sound che si può un po' ricollegare al doom stile Paradise Lost, e poi riecco ancora la ripresa grooveggiante che vede ancora una volte la voce sdoppiarsi in modo ben congeniato. Gli ultimi 2 minuti circa di brano son composti da slide di chitarra che, stranamente, riescono a non annoiare. "Locked Inside", altro brano in chiave Djent che da quel senso di già sentito... niente da aggiungere a quello che ho già detto in precedenza per brani di questo tipo, copia o no rimangono ben eseguiti. Siamo quasi in dirittura d'arrivo con :The Things", che si apre con un armonioso giro di chitarra poi raggiunto da un assolo di basso un po' sul Funk (un po' ripeto) che poi lascia spazio ad un'altra dimostrazione che i Meshuggah (si, avrò ripetuto il loro nome mille volte) sono nella testa di questi "ragazzi". "Just Because" invece son soli 6 secondi, qualcuno che schiaccia tasti di una macchina da scrivere. "We Dominate", è anche questa una traccia "senza ombra e senza macchia", semplice e con la sensazione di già sentito. Si chiude l'album con "Nonzero", Si comincia con il suono di quello che sembra essere un meteorite abbattutosi sulla terra. Voce ancora un'ultima volta sporca che si sovrappone alla pulita, si incattivisce e torna ancora pulita.. quasi volutamente stonata. E di nuovo il "già sentito" aleggia sul brano. Beh, questo Lmnts alla fine della fiera è un buon disco, senza troppe pretese e che passa bene nelle orecchie di chi ascolta. "Purtroppo" il troppo copiare i loro idoli costa caro alla band, finché non troveranno il loro sound originale non riusciranno a essere pienamente apprezzati ed è un peccato perché le qualità sembrano esserci tutte!
Spero vivamente di ricevere presto notizie riguardanti qualche nuovo lavoro della band, così da poter magari giudicare meglio le loro qualità. Per ora bene, ma non benissimo!

Voto: 7/10

Genere:   Djent

Tracklist:
1.The Beginning of Light 02:18
2.Multiverse 05:09
3.Cradle (Of) 01:33
4.Transcendental Needs 05:02
5.Machine Hearts, Machine Minds 04:24
6.The Lesser of Two Evils 00:44
7.Polar Knights 05:17
8.Denial of Death 09:08
9.Locked Inside 06:57 
10.The Things 06:30

A cura di:
Diego Princi

10 febbraio 2017

Shokran - Exodus

Ebbene si, esistono ancora band che non solo fanno centro con 2 album su 2, ma addirittura si migliorano! Ecco a voi gli Shokran, quartetto "Prog Groove Metal" (come si autodefiniscono) Russo fondato da una manciata di anni. Ed eccovi Exodus, album autoprodotto uscito nel 2016. Partiamo dicendo che è un "concept" che tratta il tema delle 10 piaghe d'Egitto, e quindi tocca dei temi biblici. E già qui, si intuisce che le premesse per un capolavoro ci son tutte (almeno per quanto mi riguarda), ma partiamo nel descrivere le tracce nello specifico!
Si inizia con Blood, un intro che richiama molto le sonorità egiziane, e si insinua nella mente dell'ascoltatore come il serpente fece con Eva ai tempi dell'Eden, ottimo brano apripista per quello che a mio giudizio è uno dei più grandi lavori degli ultimi anni.
Ed ecco Creatures From The Mud, che parte com un riff corposo, per poi spostarsi verso una parte molto melodica, e poi scream e melodia si uniscono assieme a degli strumenti superlativi e perfettamente amalgamati tra loro. Arriva poi il ritornello, molto "mieloso" se vogliamo, ma mai troppo da sfociare nel banale. 
Terzo brano, The Swarm. Il brano si apre con un riff lento e martellante, con a seguire due voci unite (growl e clean), e poi solo growl. Canzone "semplice" ma che rimane fedele alla precedente traccia, con ritornello sempre ruffiano e "mieloso", di nuovo di ottima fattura. Il brano prosegue molto fluido, fino ad arrivare alla successiva Living Arrows (per me una delle migliori dell'intero lavoro). Inizia subito facendo capire chi comanda, violenza già dai primi secondi! Per poi ancora passare ad un clean vocal davvero azzeccato, insomma l'unione delle varie voci è semplicemente perfetta in ogni passaggio, così come l'uso degli assoli saggiamente sfruttato e che difficilmente danno l'idea di "già sentito". Ed ecco Praise The Stench, che si apre con una parte di tastiera quasi ipnotica, e che ricorda i Born of Osiris a tratti. Canzone molto bella, e com tempistiche nettamente stile prog. Chitarra e batteria schiacciasassi si uniscono a un growl ancora una volta degno di nota, che mai annoia. Nonostante i riff siano molto sul Djent stile, riescono a passare bene all'ascolto e non sembrano "troppo" ripetitivi. Siamo a metà dell'opera, siamo a Disfigured Hand. Gli Shokran hanno avuto la grande capacità di scegliere molto bene come "piazzare" i brani.. in questo modo le canzoni, se ascoltate l'una dietro l'altra danno l'impressione (com'è giusto che sia) di essere parte di una sola Suit. A circa 3.30 minuti parte un solo in tipica sonorità chitarra acustica, per poi passare alla elettrica in modo stupefacente e ben inserito, per poi sentire tornare la voce in clean anche qui perfetta. Ora, la mia canzone preferita dell'album... And Heavens Began To Fall. Si apre con una parte orchestrale spettacolare, e poi ecco arrivare la parte vocale rigorosamente in clean per quasi tutta la durata del brano (scream in alcune parti). E continua la parte orchestrale in sottofondo, che unita alle chitarre martellanti e lente creano un connubio assolutamente magistrale e incredibile.
The Storm and The Ruler, e qui ritroviamo un intro stile Born of Osiris, nuovamente di ottima fattura. Il brano si svolge sempre tranquillamente, e passa sempre ottimamente in cuffia senza annoiare l'ascoltatore.
Revival of Darkenss si apre con il cantante che quasi sembra voler parlare direttamente al cuore dell'ascoltatore (sempre con base di tastiere in sottofondo). E anche qui troviamo un brano che non annoia, anzi fa rimanere belli attivi grazie a una linea strumentale superba, sopratutto per quanto rigurda i sottofondi di tastiera. E dopo circa 32 minuti, siamo alla fine... Firstborn, l'ultima traccia di un lavoro superbo per chi scrive. Anche qui, tutto molto bello e amalgamato. Segue sempre una sonorità di fondo che sembra trasportarci direttamente nel deserto, ai piedi delle piramidi, ai tempi degli Dei e dei Faraoni d'Egitto, se questo era l'obiettivo ci sono pienamente riusciti.
Beh che altro dire? Penso si sia capito quanto mi sia piaciuto questo album, che oltretutto ho scoperto per caso grazie alle "band simili" consigliate da Spotify (ascoltando gli Auras). Il mio voto obiettivo per questo album è 9... oggettivamente darei 10, però il gusto personale è una cosa, il parere obiettivo un'altra. Saluti a tutti e spero vi piacerà l'album, così come questa recensione! Stay Metal!

9/10 

A cura di:
Diego princi  


9 febbraio 2017

(Planet Underground) Controsigillo - Controsigillo


Cari amici, oggi non vi presento un album nuovo, ma voglio tornare ad ormai 5 anni fa, nel 2012, quando la band vercellese Controsigillo (che già ho avuto modo di recensire in altri lidi per altre release) pubblica il suo primo (e tutt’ora unico) full-lenght che porta lo stesso nome del gruppo. Oltre a questo album, la band nata a cavallo tra 1999 e 2000 per volere di Enrico Pulze (voce) e Simone Costadone (chitarra), ha pubblicato altri lavori di minor durata, tra i quali ricordiamo il singolo “Baghdad”, cantato in italiano. L’album self-titled si presenta con un artwork quasi gothic, dove in primissimo piano vediamo una mano sorreggere una rosa e la lineup che ha lavorato al disco è formata da Enrico Pulze (voci), Simone Costadone (chitarre e synth), Davide Manna (chitarre), Salvatore Mango (batteria) e Simone Cappato (basso).

Iniziamo con “Intro”, dove un rullante marziale ci accoglie, prima dell’ingresso in scena delle corde, che danno vita ad una melodia a cavallo tra la tradizione mediterranea e il sapore arabeggiante. Arriviamo a “Crop Circles”, che inizia con la pura distorsione di chitarra, arrivando ad un insieme energico, dove ogni strumento ha una parte ben chiara, ma al contempo nessuno è preponderante sugli altri. Il cantato sembra provenire dalla cornetta di un telefono per buona parte del brano, cosa che nell’economia dello stesso non stona affatto. Molto ad effetto gli effetti (scusate il gioco di parole) “sintetici” nel solo di chitarra. Passando ad “Infected Oxygen”, che ci accoglie senza assoli d’introduzione, ma con un ensemble piuttosto energico. Il riff di chitarra è ipnotico, ma forse registrato troppo alto rispetto al resto dello strumentale, tanto da renderlo quasi fastidioso durante un ascolto ad alto volume. Il cantato risulta più graffiato, quasi alla Hetfield. Questa canzone trasuda energia da ogni nota, anche quando il cantato tocca momenti maggiormente melodici. Come si può evincere dal titolo, “Arabian Chaos 2012” è una nuova versione di una canzone inserita nel primo EP dei Controsigillo: chitarra “al telefono” che apre la canzone, poi via di Thrash con chitarre energiche e diverse variazioni della ritmica. In questa canzone riusciamo finalmente ad apprezzare maggiormente la vocalità di Enrico, finora rimasta un po’ in sordina. Il pezzo è trascinante fino alla fine, anche se ci si sarebbe aspettati qualche piccolo richiamo arabeggiante. “Chernobyl” si apre con una ritmica inquietante e suoni di telefono e allarme. Qui la cattiveria si respira pienamente solo in certi momenti, mentre la melodia della voce sembra prendere il controllo della scena. Ottimo il primo solo di chitarra, ben eseguito e d’impatto, che stacca nettamente dal resto del brano. “Experiment 3.9.1 2012” ci ripropone quanto già successo con “Arabian Chaos 2012”: batteria da sola all’inizio, seguita da un brevissimo solo di chitarra che apre al vero e proprio brano. Siamo di fronte al brano meno convincente del disco, dove lo strumentale non trascina l’ascoltatore e la parte vocale risulta fuori quadro, lasciando interdetti. Con lo scorrere del tempo fortunatamente la band si riprende, riportando il brano a livelli ben più adeguati: esperimento non completamente riuscito. Ci avviciniamo alla fine del disco con la settima canzone, “Voo-Doo Samba”: intro acustico, percussioni che ricordano il famoso ballo… ma poi la chitarra entra in scena con degli effetti quasi spettrali. Quando il brano entra nel vivo ci ritroviamo in piena atmosfera Thrash, risultando trascinante e inquietante allo stesso tempo, grazie alle note lunghe di tastiera in sottofondo. Il brano è elaborato, mai banale: molto ben riuscito. “Lupin e il Cubo di Rubik” chiude il disco, iniziando con un’atmosfera cupa, basata su pochi accordi e un filo di batteria. La canzone, ispirata al manga (successivamente diventato cartone animato) di Lupin 3°, entra nel vivo sfoggiando una buona carica energica. La cosa che lascia un po’ straniti sono alcuni suoni che si percepiscono in sottofondo, apparentemente senza una vera logica. Per l’unica volta in questo album, la band in parte del brano usa l’italiano come lingua: una scelta che toglie dubbi riguardo l’ispirazione anche a chi non mastica bene l’idioma inglese. Qui si conclude il vero e proprio album, che però subisce un allungamento nella versione fisica che ho il piacere di avere tra le mani (per la quale ringrazio Enrico), diventando di 11 tracce: la versione live di “Infected Oxygen” e le versioni originali, leggermente più grezze di “Experiment 3.9.1.” e di “Arabian Chaos”.
Ho già avuto modo di recensire una loro uscita più recente e posso affermare che la qualità di questo album è superiore: i Controsigillo hanno confezionato un album pregevole, ben strutturato e ben suonato, nelle cui tracce si percepisce quel Experimental Thrash Metal usato per definirli. Non mancano le piccole sbavature, ma va anche ricordato che si tratta della loro prima release ufficiale, dopo una demo. Da ascoltare.


8/10



A cura di:

Robin  Bagnolati

24 gennaio 2017

(HRB Promozioni e consigli) Last Sound Design, una bella realtà



Last Sound Design nasce con l’intento di dare un valore aggiunto al semplice compact disc e va contro i principi del download digitale, offrendo una possibile realtà di poter produrre e stampare i propri dischi in Vinile.  

Nell’era digitale in cui il download sta diventando sempre più frequente, Last Sound Design offre la possibilità di un servizio di Stampa in VINILE dando un’enorme visibilità alla band che decide di stamparlo e alla Label. Questo permette ad ognuno di noi di avere una sostenibilità economica non indifferente che mira a rendere i progetti autosufficienti. Le tirature previste al momento sono di 500 copie a prezzi contenuti che variano da 15 a 25 euro Ep/2LP. 

Last Sound Design si trova a Torino in Via Boston n 118. li trovate anche su fb alla pagina https://www.facebook.com/LastSoundDesign/ Oppure potete visitare il sito Web: www.lastsounddesign.com e scrivere una mail a info@lastsounddesign.com per richiedere informazioni dettagliate. 

Ogni album verrà curato nei minimi dettagli per garantirne l’assoluta efficienza e il massimo rispetto per la Musica e per la Band.  




8 gennaio 2017

Top and flop 2016

Ebbene ragazzi, il 2016 è giunto al termine ed è quindi  l'ora di fare le ormai classiche graduatorie di com'è stato l'anno sotto il punto di vista prettamente musicale; bisogna ammettere come non mai  ci sono state veramente tante uscite di qualità nel 2016, quindi, di conseguenza le scelte non sono state affatto  semplici, bando alle ciance iniziamo:

TOP 10 ALBUM 2016






Rotting Christ - Rituals

Testament - Brotherhood of the snake
megadeth - dystopia
Anthrax - for all  kings
Death Angel- ‘The Evil Divide’
Fleshgod apokalypse - Kings
Vektor - Terminal Redux
Dark Tranquillity – ‘Atoma’
Meshuggah - The Violent Sleep of Reason
Skalmöld - Vögguvísur Yggdrasils




Worst 3 album


Dream Theater - The Astonishing
Hammerfall - Built to last
Operation Mindcrime – Resurrection




Top Italian album




Metatrone - Eucharismetal
Ancillotti – Strike Back
DGM – ‘The Passage’







A cura di: 
Michele Puma Palamidessi



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TOP 10 ALBUM 2016







 Death Angel – The Evil Divide 

 Diamond Head – Diamond Head
 Destruction - Under Attack
 Testament – The Brotherhood Of the Snake
 Sodom – Decision Day
 Fates Warning – Theories Of Flight
 Primal Fear - Rulebreaker 
 Flotsam & Jetsam – Flotsam & Jetsam
 Anthrax – For All Kings
 Denner/Shermann – Sons Of Satan



Worst 3 Album 

Metal Church – Metal Church
Operation Mindcrime – Resurrection
Opeth - Sorceres



Top Italian album

Vanexa - Too Heavy to fly                                             
Game Over  - Crimes Against Reality                             
A Perfect Day -  The Deafening  Silence



A Cura di:
Luke Bosio 
(ex Rock Hard/Metal Hammer)            
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TOP 10 ALBUM 2016









Monster truck - Sitting heavy

Cauchemar - Chapelle ardente
Testament - Brotherhood of the snake
Darkthrone - Arctic thunder
Asphyx - Incoming death
Immensity - The isolation splendour
Saboter -  Mankind is damned
Dawn Of Demise - The suffering
Candlemass - Death thy lover



Worst 3 Album



Forgotten Spells -  Epiphaneia Phosporus 
Mhonos - Miserere Nostri 
Altar Of Dagon - Nacht ter Outoten 


Top Italian album




Virtual simmetry -  Message from eternity 
Ad Finem  - Redefine the infinite 
Gorilla Pulp - Peyote queen 



A cura di: 
Matteo perazzoni



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TOP 10 ALBUM 2016



Amon Amarth - "Jomsviking"
Fleshgod Apocalypsae - "King"
Twilight Force - "Heroes of Mighty Magic"
Sojourner - "Empires of Ash"
Skalmold - "Vögguvísur Yggdrasils"
Kallidad - "The Awakening"
Eneferens - "The Inward Cold"
Obscura - "Akroasis"
Trick Or Treat - "Rabbits' Hill pt.2"
Selvans/Downfall Of Nur - split album

Worst 3 Album

Metallica - "Hardwired... to Self-Destruct"
Amaranthe - "Maximalism"
Rhapsody of Fire - "Into The Legend"

Top Italian album

Speed Stroke - Fury
Ulvedharr - Legion (EP)



A cura di:

Robin Bagnolati




15 dicembre 2016

Darkend - The Canticle Of Shadows (Planet Underground)

I Darkend ci presentano il loro concetto di metal, fondato su antichi rituali e sonorità estreme, il tutto unito per portarci verso l’abisso. La band italiana è attiva dal 2006 e all’attivo ha già 3 album. Fin dagli esordi è risultato chiaro il valore della combo formata da Animæ (Voce), Antarktica (Grand Piano), Ambience Ashes (Lead Guitar), Nothingness (Lead Guitar), Valentz (Percussioni) e Vinterskog (Basso), tanto da dividere il palco con band del calibro di Rotting Christ, Mayhem, Immortal e Taake, collaborando anche coi principali membri di questi gruppi (uno su tutti: Attila Csihar dei Mayhem).
“The Canticle of Shadows”, uscito per Non Serviam Records il 25 aprile 2015, è formato da 7 tracce per una durata di 48 minuti e si presenta con un artwork molto particolare, opera del pittore polacco Zdzisław Beksiński. La prima traccia è “Clavicula Salomonis”, che si presenta con un ritmo lontano di tamburi e un coro da liturgia. Dopo l’intervento della tastiera si scatena il brano: tutto vira verso la potenza, non dimenticando però spezzoni melodici in grado di spezzare l’inerzia rendendo il brano molto più interessante. In questa canzone è già ben chiaro l’intento della band, infatti il loro symphonic black porta la mente direttamente ad immagini di antichi riti. A fine brano risulta molto ben comprensibile il testo in latino, grazie anche a quella specie di preghiera parlata che ritroviamo ai 6 minuti. Suggestive le note finali di pianoforte che ci collegano direttamente con la seconda traccia “Of The Defunct”, dove ci accolgono dei passi in quello che il coro che entra in scena ci suggerisce essere un monastero. Il coro continua anche al comparire della musica, aggressiva e oscura, supportata da un duetto di Animæ con Attila Csihar, una contrapposizione di growl e scream di vero effetto. Gli accordi delle chitarre e tastiere sono tetri, la ritmica di batteria e basso incessante. A metà brano tutto si stoppa. Il pianoforte è presente con pochissime note inquietanti, che accompagnano effetti sonori che ricordano un uomo che scava. La melodia che subentra è puramente horror, fino al ritorno della potenza precedente. Questa volta però la melodia sottostante aumenta il senso di inquietudine. Il finale è solo parlato, ma si interrompe di colpo per dar spazio A “Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm, I)”, che inizia subito a piena potenza. Dopo 40 secondi si passa alle chitarre in acustico, ma… è una pace molto poco duratura: ritmica incalzante, chitarre che non si risparmiano e cantato potente ed angosciato. Già nei primi due minuti si possono notare diversi momenti di variazione sul tema, il che rende la canzone assolutamente dinamica e non monotona. Prima dei 4 minuti c’è un rallentamento e compare una melodia suonata da un sax (sembrerebbe contralto), piuttosto inusuale per il genere. Il finale, un fuoco che arde, ci introduce alla successiva “Il Velo Delle Ombre”, che ci accoglie con un’atmosfera molto cupa, quasi a ricordare un antico monastero di notte. Come il titolo suggerisce, il testo è in italiano. La canzone continua con pochissima musica fino a metà, quando gli strumenti si sfogano e il testo passa in inglese. Di colpo si “calma” tutto e il cantato passa in latino alla comparsa di Labes C. Necrothytus degli Abysmal Grief. Arrivati alla fine troviamo una voce che ci parla un po’ in francese un po’ in italiano e ci introduce a “A Passage Through Abysmal Caverns (Inmost Chasm, II)”: qui avvertiamo la scarica energica sin dalle prime note, con un’accoppiata basso-batteria in grado di incatenare l’ascoltatore. In questa canzone troviamo la collaborazione di Niklas Kvarforth degli Shining. Energia pura e angoscia continuano fino all’intermezzo che troviamo a due minuti e mezzo: pace che però dura poco più di una manciata di secondi per poi tornare allo stile iniziale. In questo brano è molto più percepibile, rispetto alle canzoni precedenti, un senso di rabbia pura: il cantato è più crudo e la musica è in grado di accentuare questa sensazione. Quasi nove minuti che scorrono come un fiume in piena e lasciano a bocca aperta l’ascoltatore. La canzone successiva è “Sealed in Black Moon and Saturn” e rivede l’entrata in scena di Attila Csihar: introduzione dalle sonorità epiche e subito dopo una nuova scarica di oscura violenza. Qui il basso si riesce a percepire più che nelle precedenti canzoni, a far da base alle melodie aperte delle tastiere. In pochi minuti si passa da sonorità horror ad altre Atmospheric, con periodi di puro Black Metal. Si arriva così all’ultima canzone di questo full-lenght, “Congressus Cum Dæmone”, dove
troviamo Sakis Tolis dei Rotting Christ: una voce bassa ci accoglie e un suono di campane spiana la strada all’inizio dello strumentale. Veramente godibile l’accostamento vocale in questo brano, che consente alla band di variare parecchio anche la parte melodica, rendendo tutt’altro che monotono il brano: cambi a volte repentini in grado di spiazzare chi ascolta ma che allo stesso tempo invogliano a capire dove la band voglia arrivare. Gli ultimi secondi della canzone si spengono lentamente al suono di una campana lontana…
“The Canticle of Shadows” si dimostra un album pregevolmente composto, un buon insieme di brani dal forte impatto emotivo e collaborazioni internazionali di prim’ordine. La sezione strumentale è registrata ottimamente , con giusti bilanciamenti che permettono all’ascoltatore di godere del lavoro di ogni strumento. I Darkend con questo disco hanno compiuto un passo decisivo verso la consacrazione. 


VOTO: 8,5/10

A Cura di:
Robin Bagnolati